Vincitore di "Alberobello Fotografia" 2004
Antonella Monzoni "Ucraina nostalgia e speranza": chiamata ai tempi dell'Unione Sovietica "granaio d'Europa" per l'enorme produzione agricola, oggi l'Ucraina acquista il grano all'estero, mentre esporta senza sosta non più prodotti, ma persone. Si tratta quasi sempre di giovani donne, costrette dalla povertà e dalla mancanza di prospettive a cercare un lavoro nell'Europa Occidentale che consenta loro di mantenere i propri cari in patria. E così, una volta giunte a destinazione, entrano a far parte di quel mondo di badanti e colf, chiuse nelle case per settimane intere ad accudire anziani morenti, riunite in gruppetti vocianti ai giardini pubblici nei rari momenti di libertà. Tanta la nostalgia per il proprio Paese, anche se le ha rese estranee: al loro ritorno, anche se per poche settimane di vacanza, le emigrate ucraine si sentono a disagio, straniere nelle loro stesse famiglie, oppresse dall'incertezza per il futuro. La vita in Ucraina è scandita da presenze incombenti: le centrali nucleari, la cui concentrazione è una delle più alte al mondo (tristemente famosa, ancora oggi, l'esplosione di uno dei reattori di Chernobyl, nell'86); i quartieri-dormitorio con file di palazzi fatiscenti; gli ospedali vuoti e malandati, dove si muore di cancro e di tubercolosi. Il basso reddito e i prezzi alle stelle dei beni di prima necessità consentono solo svaghi a buon mercato: litri di vodka e tanta televisione. Tuttavia, gli ucraini non hanno mai smesso di pensare alla svolta: pretendono un cambiamento, e hanno dimostrato di saper conquistare i propri diritti scendendo in piazza per manifestare civilmente, per giorni e notti intere, il loro dissenso. La speranza è il loro messaggio più forte: un Paese che permetta loro di non doverlo più abbandonare per vivere, in cui possano ancora veder volare le cicogne.