 Toscana Foto Festival 2002: le mostre Dal 7 luglio al 18 agosto 2002, programmate almeno un breve week-end a Massa Marittima: gustando i piaceri della tavola, godendo della bellezza della natura, avrete la possibilità di ammirare, riunite in una sola città, alcune delle più belle mostre fotografiche disponibili, che negli splendidi palazzi di medievale memoria trovano una collocazione capace di esaltarne al massimo il valore artistico. Beppe Bolchi - “Creatività in Polaroid” Le foto esposte sono realizzate con l’utilizzo delle Tecniche Creative consentite dalle Pellicole Polaroid a Sviluppo Immediato. (…) L’Autore ha sviluppato e messo a punto delle tecniche tali da permettergli dei risultati ineccepibili dal punto di vista formale, senza strappi, buchi o imperfezioni che possano impedire una lettura perfetta delle immagini proposte, tecniche sono state perfezionate attraverso una costante e attenta valutazione di tutte le variabili, compresa la selezione dei supporti su cui realizzare l’immagine finale. (…) La selezione effettuata parte dalle iniziali manipolazioni dell’emulsione a sviluppo integrale, attraversa tutte le fasi di trasferimento e distacco della gelatina fotografica su supporti diversi, ed arriva fino all’ultima ricerca sulle immagini fluttuanti e sui foto-tatuaggi. Tutte le immagini proposte sono praticamente uniche e quindi con un valore particolare, considerando che non possono essere duplicate (eventualmente possono solo essere ri-prodotte) facendole avvicinare più a opere d’arte che non a delle fotografie tradizionali. Enrico Bossan - “Africa invisibile” courtesy CUAMM, Associazione Medici con l’Africa La mostra é un viaggio nella quotidianità senza espressione, dimenticata o assente di un mondo povero e di una sanità difficile. Sono realtà che hanno presa solo se chi guarda riesce a identificarsi con l'essere umano che sta dall'altra parte. Le immagini di Enrico Bossan portano alla luce un'umanità ferita e accompagnano il racconto di una presenza dura, ma appassionata, fin quasi al sacrificio. È quella dei medici del Cuamm che da cinquant'anni hanno a cuore un mondo che soffre e spendono "sul campo" la loro professionalità. Valore etico e documentario che la fotografia continua a possedere e che vale come autentica "dichiarazione d'amore" verso un popolo e i suoi dolori, invisibili ai più. Siro Cantini - "Farfalle" Librarsi sulle onde della musica sino a divenire farfalle. Farfalle sospese in un mondo irreale, catturate dal magico obiettivo di Siro Cantini, fisse eppur mobili, nella loro eternità. Attraverso le immagini, capaci di trasmettere leggerezza e movimento, la mostra ci guida in un ideale percorso in cui le immagini trasmettono, pur senza alcun suono, tutte le più vere vibrazioni della musica. Ken Damy - "Messa a nudo" Messa a nudo I discorsi sul corpo che Ken Damy svolge nella sua messa a nudo involgono esperienza quotidiana e feticcio culturale. Anzi, il confronto è proprio con le regole auree d’un classicismo che proclamava la bellezza umana assoluta ed eterna. Ma il gioco è ancor più ambiguamente concettuale nell’incrocio di sguardi: dalla vita son presi modelli, professionisti della simulazione, dell’offerta del corpo; anche dall’arte son prese copie, sicché tutto sembra fondersi in un’unica tipologia di modelli. Ken Damy gioca su questa ricerca di stile, per stilizzazione di luce, ma insieme dà ai corpi tutta la loro evidenza naturalistica, tutta la loro plastica corporeità e ginnica modernità. Nella cultura contemporanea il corpo è sempre più manipolato, mutante e artificializzato: il lavoro di Ken Damy trasmette il peso di questa minaccia, proprio mentre interroga la teatralità della pura forma, il corpo idealizzato come pezzo di scultura o come scrittura di pura luce. Ken Damy infine recupera il volto, recupera il racconto: gli interessa quel momento in cui un essere umano ha paura di esporsi ad un giudizio fissato per sempre, nel tempo Daniele Fabiani - "Otto periodi in sala di posa" Quella di Daniele Fabiani è ricerca di un mondo interiore e di valori estetici, espresso con coerenza e razionalità. Le sue scelte provengono dalla sua sensibilità interiore ed esprimono con creatività il suo eclettismo fotografico. Lavora quasi esclusivamente in sala di posa. Fabiani, che ha nella Maremma la sua terra d'origine, è da tempo particolarmente apprezzato in America, per la sua costante ricerca e per la capacità di reinventare con nuovi linguaggi. Ecco allora le foto quasi pittoriche, in cui luci ed ombre disegnano ambienti e natura; le foto in cui oggetti e colore contrastano, alla ricerca di nuove armonie, e ancora, la capacità di cogliere la dimensione della vita, sospesa tra reale ed irreale, in una struggente malinconia. Le foto rappresentano per Fabiani non oggetti, ma emozioni, sentimenti e vita. Ogni foto ha un valore dal quale non può staccarsi, ideale portavoce di un romanticismo che può apparire oggi, forse, desueto, ma che in realtà risiede in ognuno di noi. Nella mostra sono esposti 8 periodi dell’autore. Enrico Genovesi - “Nascimento, il perpetuo miracolo della vita” Un approfondito e delicato reportage dedicato alla maternità vissuta in ogni suo aspetto. Analizzato in una pregevole realtà della nostra sanità pubblica, l'evento, perpetuo miracolo della natura, attraverso le immagini che compongono il lavoro, offre momenti intensi e irripetibili, quelli stessi in cui "nasce la vita". Gruppo Polaser - “Tableaux Vivantes” Prendete uno dei fondatori della famosa corrente pittorica dei “macchiaioli”, Silvestro Lega. Cercate, intorno a voi, i soggetti più somiglianti a quelli di cento anni fa. Poi, “dateli in mano” all’armata Polaser: ponendosi, davanti ai Tableaux vivants, equipaggiati di tutto punto, non con pennelli, tavolozza e colori come Lega un secolo prima, ma con macchine fotografiche Polaroid, raschietti, punteruoli, pastelli ecc. ed arsi da sacro fuoco creativo, scatteranno freneticamente foto su foto, reinterpretando, chi con occhio Dada, chi Impressionista, chi Cubista, chi Pop, chi Postmoderno ecc., i soggetti “visti” dal Lega allora, manipolando, con rapidità e fantasia, le foto Polaroid in fase di sviluppo, facendone altrettante opere d’arte uniche ed irripetibili. Il risultato, lo potrete ammirare con i vostri occhi. Antonio Guccione - "La moda degli anni ’80" Una mostra che avrebbe potuto chiamarsi “La brutta moda degli anni ’80”, eppure.... Era davvero così brutta, questa moda fatta di esagerazione e follia? Sullo sfondo una città come Parigi, colta nella decadenza del suo barocco. Dal vivo, e in studio, foto che hanno saputo catturare, assieme alla moda degli anni Ottanta, anche lo spirito che li animava. Oggi, che possiamo guardarli con maggior distacco, ci rendiamo conto come la musica, il cinema, la moda di quegli anni fossero pregnanti di vita e di energia. Senza vergogna, pronta a sfidare, in cerca di una identità perenne. Una identità che forse oggi, soltanto oggi, riusciamo a vedere, quando la distanza temporale ci offre quel certo distacco indispensabile per poter godere di ciò che è stato. E in fondo, proprio quelle esagerazioni, quei momenti kitch, quell’antiminimalismo, hanno saputo illuminare la vita di molti. Per questo, guardando le foto, nel loro splendore, scattate con la maestria di un talento come quello di Guccione, si sente quasi una certa nostalgia, per ciò che era, e che, catturato dalle foto, sarà per sempre. Per una bellezza dal fascino unico. La mostra ripropone con intensità e sapienza, secondo un ritrovato gusto neoclassico, la moda degli anni ’80. Dalla foto usata per il lancio del libro di Yves Saint Laurent “I fotografi di moda” a Yasmine Le Bon, nel periodo del trionfo di Simon, e oggi, consapevolmente Yasmine, consapevolmente donna. Lorenzo Maffei - "I giorni del G8 - Il fronte di Genova "Il fronte di Genova", o "I giorni del G8", se preferite, sono un reportage di cui vedete solo la minima parte della fotocronaca realizzata in occasione del vertice. Nel caos delle manifestazioni e delle operazioni di Polizia, molti hanno perso di vista ciò che è realmente cambiato dopo Genova, ovvero che la Russia è entrata nella Nato, e l'Occidente (cultura o etnia?) è diventato un fronte compatto come ai tempi dell'Impero romano. Ma per la gente della strada, per i contestatori di credo e di fatto, scettici e opposti a tutto ciò che viene loro imposto dai vertici politici, il vertice G8-2001 ha rappresentato soltanto l'ennesimo scippo di un livello decisionale che dovrebbe invece comprendere la partecipazione anche di chi non vuole essere rappresentato dal gotha delle istituzioni. E in questa situazione sono rimaste a piedi le nazioni che, per censo o livello tecnologico, non possono imporre la propria presenza nelle decisioni che riguardano l'intero pianeta: come ai tempi dell'Impero romano. Al popolo è rimasta l'arena, con gli scontri e i gladiatori... Antonella Monzoni - "Giappone - annegare nell'indistinto" A Tokyo, in una totale anarchia delle forme urbane, vive la popolazione più disciplinata del nostro pianeta. Si ha la sensazione che lo spirito di questa città derivi esclusivamente dai comportamenti dei suoi abitanti, dal modo in cui salgono in metropolitana, da come si inchinano, si siedono in un caffè, attraversano la strada, dal loro passare in determinati spazi in determinati tempi per andare da un luogo che ha significato (la casa - il posto di lavoro) ad un altro luogo ugualmente significante. “Nelle immagini di questa mostra ho cercato di raccontare questa zona esterna che si estende tra i due luoghi con significato, che diventa priva di valori, quasi invisibile, uno spazio-tempo durante il quale la gente non si guarda, non si parla e sospende qualsiasi giudizio. Conoscere Tokyo, anche se per pochi giorni, è stata un'esperienza nuova e fortissima per me, abituata a viaggiare in paesi dove la gente ti sorride per la strada, che mi ha portato a conoscere la sensazione di ‘annegare nell'indistinto’. Ho avvertito questa forte diversità dei giapponesi, decisiva nella capacità di costruire una macchina economico-produttiva come il loro paese, ma che li rende incapaci nelle relazioni più semplici e immediate, diversità senz'altro riscontrabile in altre megalopoli”. Stefano Pacini - "Sliding doors - Frammenti dell'Italia che scorre 1975-2001" “Viaggio nel tempo e nello spazio d’Italia” potrebb’esser definita questa raccolta d’immagini scattate da Stefano Pacini. Nel tempo, lungo l’arco d’un quarto di secolo. Nello spazio, lungo la direttrice nord-sud. Nel tempo e nello spazio: non nella storia e nella geografia. Intendiamoci, non che manchino le coordinate temporali (le date) o spaziali (i luoghi). Che, anzi, sono puntualmente indicate. Ma queste immagini non si fanno catturare e rinserrare nell’angustia della data e del luogo. Si affrancano dalla costrizione spazio-temporale (là e allora, qui e oggi) e si propongono come un itinerario (ma, vedremo, più d’uno) per suggerire e suscitare (talvolta: imporre) impressioni, emozioni, riflessioni. (…) I mutamenti nella società non sono riconducibili a eventi clamorosi: opera un cambiamento strisciante fatto di slittamenti progressivi (le “sliding doors”), che rende molti tratti dell’Italia 2001 irriconoscibili rispetto a quelli dell’Italia 1975. (…) A chi sappia leggere le foto di Stefano non sarà difficile scorgervi i segni – ora diretti ora allusi - della trasfigurazione. Tutt’altro che pacificato ma mai urlato, il suo ritratto dell’Italia si snoda fra numerose flessioni tematiche. (…)” Giuliano Bianchi docente pianificazione economica urbana e territoriale - Università di Siena Laila Pozzo - "Casa dolce casa" Fuori dall’ordinario still life ci troviamo immersi in una sequenza dal potenziale fantastico e allo stesso tempo fortemente realista. Laila Pozzo ritrae gli oggetti di più scontato uso quotidiano come i personaggi di una storia corale, dotati di trame affascinanti e prospettive inedite. È un viaggio sul carattere individuale delle cose osservate quasi fossero reliquiari di altre vite, colme di ironia e funambolica memoria, semplicità e laboriosa messa in scena, per tradurre un vivaio di storie molteplici che si celano tra gli oggetti fotografati, improvvisamente desiderosi di raccontarsi per aggiungere una dimensione avventurosa alla consueta impaginazione destinata alle immagini di un interno qualunque. E il campo domestico si accende di nuovi incantesimi. Raghu Rai (Magnum) - "India - Antologica", courtesy Museo Ken Damy “La fotografia, va molto al di là dello stile di un individuo; come lo spirito o l’anima, non può sempre essere spiegata. lo credo che un buon fotografo possa far avvicinare le persone alla realtà e alla natura, far sì che il fruitore provi nuove esperienze. Credo che il lavoro del fotografo sia quello di ritagliare una fetta del mondo intorno a lui, così fedelmente ed onestamente che se dovesse rimetterla al suo posto la vita ed il mondo inizierebbero a muoversi senza balbettare. Per essere in grado di sperimentare, realizzare, catturare e presentare il momento dell’Uomo e della Natura bisogna essere come uno specchio pulito che ha la sensibilità e la disciplina del mezzo che riflette ciò che è, non bisogna giudicare, ma lasciare che sia la situazione a parlare da sola. Noi catturiamo la realtà o la verità, non solo il loro aspetto fisico, ma le vibrazioni interiori di uno spazio o di una persona. Le immagini ‘ferme’ sono qui per restare come un’esperienza che è così profonda ed un momento così forte da essere tangibile. Attraverso i secoli, si sono fuse così tante cose in India, che non si può definire un unico Paese e tantomeno si può dire che esista un’unica cultura. È affollata da varie religioni e culture le cui pratiche possono sembrare incongrue; ma l’India mantiene vivo lo spirito interiore della sua civiltà, con tutte le sue contraddizioni, che per vari secoli ci hanno insegnato a vivere fianco a fianco nello stesso tempo. Che paese incredibile e affascinante è la mia India!” (Sintesi del commento di Raghu Rai) Patrizia Savarese - "Acquarelli" “Tecnica pittorica. Colori alla melassa stemperati con acqua per renderli più chiari e più trasparenti. Il bianco è quello della carta. Gli scuri sono pigmenti più densi. Tonalità delicate. Esperimento da fare in casa. Prendere un bicchiere, un contagocce, una boccetta di Ecoline, o di inchiostro di China, o di altro liquido colorato. Riempire il bicchiere di acqua, portarlo all’altezza degli occhi, intingere il contagocce nella boccetta di colore, versare qualche goccia nel bicchiere e osservare. Da bere. Un calice di spumante in controluce. Outdoor. Una cascatella nel bosco. Un raggio di sole che la attraversa. Riflessi e colori dell’iride e del bosco. In assenza di peso. Donne acqua, donne pesce, le Sirene di Ulisse, liquido prenatale, Salomè silenziose e fluttuanti, creature da vedere e non toccare, perché non siamo capaci di trattenere il fiato troppo a lungo..." Giampietro Tintori - "Carbonai" Nella mostra sono raccolti frammenti di vita lavorativa di uomini duri, segnati dall’attività svolta. Il lavoro decisamente crudele è comunque ricco di inestimabile fascino, di storia e di tradizioni. Vedendo le immagini sembra quasi di respirare il profumo del legno, e poi l’odore acre del carbone che prende vita. Le immagini sono state scattate in una zona dell’entroterra pesarese, quasi al confine con la Toscana. Le pellicole utilizzate sono Kodachrome 135-64 e 200, Ektachrome Elite di varia sensibilità. Si tratta quindi di immagini stampate da diapositive su carta Kodak Select. L’autore cerca di tradurre attraverso l’obiettivo quello che la sensibilità di ogni amante di questa “Arte” consente di vivere e far rivivere agli altri. In questo stato d’animo egli si pone al ritorno da ogni viaggio, durato anche solo poche ore, ed è felice come l’innamorato che sapendo di aver vissuto attimi di verità e di bellezza unici, già vorrebbe riviverli Mario Vidor - "Pagine Bianche" “Le ‘pagine bianche’ dell’opera fotografica di Vidor, sembrano lasciare spazio a un paesaggio mentale che attraverso lo scorrere delle immagini oltrepassa la pura visibilità bidimensionale. L’autore ha mantenuto in ogni immagine il senso dell’andare passo dietro passo, del vedere, del sentire quasi fisicamente su di sè il tempo dei percorsi e le distanze dei luoghi, ripresi nei loro reali momenti di silenzio, spesso senza la presenza delle persone, quando a volte una lieve nebbia avvolge gli alberi e le tracce della natura già ovattata e seminascosta dal manto nevoso. In questo senso l’insieme del lavoro di Vidor, forse uno dei più riusciti in questi ultimi anni, si colloca all’interno di una ecologia dello sguardo di cui la fotografia ha un gran bisogno per fuoriuscire dalle reti informatiche e virtuali. Le immagini della neve assumono una graduale consistenza passando da una visione tridimensionale della natura, in cui sono riconoscibili punti di vista e fughe prospettiche di impianto vedutistico, ai primi piani in cui i segni lasciati dal lavoro dell’uomo nel paesaggio, diventano scritture per le ‘pagine bianche’ di Vidor: immagini che vanno lette come un segno positivo in un mondo che ha bisogno di respirare aria pulita”. Sintesi da “Paesaggi prediletti” di Mario Cresci, presentezione al libro “Pagine bianche” di Mario Vidor Continua   
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