|  |   Toscana Foto Festival 2004: le mostre Quest’anno, al Toscana Foto Festival, mostre fotografiche tra le più significative a livello nazionale ed internazionale: Fontana, Galimberti, Castello-Lopes, Cito, Ferrato, Kirkland, Stefanelli, Sorlini, Ferrari, Lions, “Berengo Gardin, Zizola, i vincitori 2003 del Premio “Le Logge”, di “Ambiente Italia”, “Alberobello fotografia”, “Porfolio in piazza”, “Internazionale di fotografia”. Mostre di grande spessore culturale ed artistico, capaci di trasmettere emozioni, sensazioni, pensieri. Come nella pagine di un libro l'autore pone la sua personalità ed il suo modo di vedere il mondo, ed il lettore vi ritrova tutto se stesso e il "suo" modo di vedere il mondo, allo stesso modo una fotografia sa insieme comunicare ed ascoltare. Dal 4 luglio al 15 agosto 2004 a Massa Marittima, un'occasione stimolante per un tuffo nell'arte e nella cultura, immersi in una delle più belle e caratteristiche città d'Europa. Vincitori premio "Le Logge" Toscana Foto Festival 2003 1° cl., Alex Mezzenga "I fantasmi di Ground Zero" N.Y.C. 2003 Ho vissuto la tragedia dell'abbattimento delle Torri Gemelle come tutti davanti alla tv.Ho diversi amici a New York che mi hanno raccontato, fatto vedere immagini,fatto rivivere le loro angosce, le loro speranze, la loro voglia sempre e comunque di ricominciare, senza nascondersi, arrendersi mai.Risucchiato in quell'incubo per migliaia di persone morte nei modi più shoccanti, arrivato a Ground Zero ho sentito tutte le emozioni e tutte le sensazioni provate nei due anni trascorsi tra racconti, visioni di immagini e ho avuto la sensazione che tutte quelle vittime innocenti fossero intorno a me;che i loro fantasmi si aggirassero nella zona con curiosità,con stupore,con amore per confortare le migliaia di turisti, persone e parenti che ogni giorno vanno a commemorarne il ricordo. Tutta l'area, lì dove un tempo si ergevano le Torri, mi è sembrata alla fine quasi un sogno, non più solo un incubo. Quasi, in un paese patriottico come l'America, un punto di partenza. Alex Mezzenga (Agenzia Iber-Press) | | Vincitore Premio "Ambiente Italia" Toscana Foto Festival 2003 1°cl., Samuele Bianchi, "Un viaggio solitario, intimo" Il viaggio come metafora della vita, inteso non solo in senso concreto e fisico ma anche in senso simbolico di attesa, desiderio, tensione di conoscenza e ricerca dell'ignoto e al contempo di doloroso distacco, esilio, allontanamento dalla cose note e amate. Volutamente la narrazione fotografica non si sofferma su un luogo preciso nè su una meta raggiunta ma esalta il viaggio in sè, una combinazione di tempo e di spazio sempre diversa e mutevole a seconda dello stato interiore del viaggiatore che, distaccato dalle consuetudini familiari, inzia un suo personale percorso e si trasforma in un osservatore proteso verso l'imprevedibile, il nuovo. Tutto ci indica un andare avanti, un 'dopo'... siamo e potremmo essere. Le città e la distanza che da esse ci separa diventano delle mete, punti di arrivo da raggiungere attraverso diverse strade. I cartelli stradali ci guidano e indirizzano così come l'educazione ricevuta, i mass media e le infinite informazioni che quotidianamente percepiamo. Essi non ci svelano le verità, ma ci indicano solo delle possibili risposte, delle destinazioni. Il viaggio materiale e quello esistenziale si incrociano fino a sovrapporsi ed il mio può incontrare per un momento altri viaggi... del resto, le combinazioni e le dinamiche della vita sono infinite. Samuele Bianchi | | Vincitore di "Alberobello Fotografia" 2003 Mattia Insolera, "Vietnam: l'anno della scimmia" Quello della Scimmia è un segno sempre in movimento e pieno di energia. Per il Viet Nam, un paese in cui tradizione e modernità convivono rincorrendosi, il 2004 si preannuncia un anno ricco di sfide e cambiamenti. Il Viet Nam è la nostra coscienza È la prima frase che ti colpice appena entri al museo della guerra a Saigon; campeggia su uno striscione proveniente da una delle tante manifestazioni contro la guerra americana che scaldavano le piazze italiane negli anni della contestazione (…). Il blob ideologico è lampante, appare chiaro che la popolazione mal si destreggia tra vecchi idoli e nuovi miti. Mega schermi che si arrampicano sui palazzi trasmettono immagini pubblicitarie a tutto spiano. Come contraltare, bandiere con slogan di propaganda comunista. Giovani griffatissimi intenti allo struscio come se fossimo in galleria Vittorio Emanuele e cyclò trainati da disperati. Liberamente tratto dalla presentazione di Mattia Insolera | | Vincitrice "Internazionale di Fotografia" di Solighetto (Tv) Antonella Monzoni "Lalibela" Lalibela é un luogo che non dà spiegazioni, prende e affascina, è un luogo dell'anima. Ho raggiunto Lalibela, la città santa cristiana-ortodossa d'Etiopia, chiamata la Gerusalemme del Corno d'Africa, durante la notte dell'Asika (resurrezione), la veglia pasquale del sabato santo. Nel buio più avvolgente, dentro e fuori le chiese monolitiche che nascono e prendono forma direttamente dalla roccia, ho incontrato pellegrini avvolti nei loro teli bianchi, donne e uomini, deboli del digiuno totale previsto dalla religione, sdraiati o appoggiati al bastone della preghiera, che partecipavano alle cerimonie sacre recitando onde sonore, accompagnate dal ritmo di tamburi e sistri, e da danze rituali. Tutto si svolgeva nelle tenebre, con la sola luce delle candele accese, e si respirava un'atmosfera di profonda religiosità e di estrema suggestione. Antonella Monzoni | | | ESPOSIZIONE PER LE VIE CITTADINE: Armando Di Loreto, "Voglia di integrazione" Senza schieramenti e altro, questo progetto vuole raccontare quello che succede intorno al mondo dello straniero dal Nord al Sud dell'Italia per poter raggiungere un minimo di integrazione. Con la speranza che siano le immagini ad arrivare direttamente come spiegazione eloquente alla complessità di una vita che parte dall'impossibile. Armando Di Loreto Matilde Montanari, "Proiezione di un desiderio" "Proiezioni di un desiderio" è il frutto di un lungo percorso interiore di gusto totalmente autobiografico. È animato da una forte progettualità, che ne ha guidato la realizzazione nei mesi che mi hanno vista impegnata in questa "impresa" di raccontare e indagare i miei spazi domestici e privati. Sono convinta che oggi " fotografia " significhi più che mai raccontare, inseguire i pensieri, come anche le ossessioni e le passioni, fino a tentare di darne una spiegazione o quantomeno una dignità in base alla quale valga la pena che tutto questo turbinio di sensazioni venga comunicato e interiorizzato da altri, oltre a noi stessi. In questo progetto, la questione più importante per me era raccontare ciò che i miei spazi, gli ambienti in cui si sono avvicendate le mie esperienze più intime e indimenticabili, hanno significato per la mia formazione personale fatta di affetti e nostalgie. Quel sentimento di appartenenza che mantiene in equilibrio i nostri sensi anche quando tutto sembra vacillare. La nostra memoria storica. Il nostro bagaglio di ricordi, fatto di odori, colori e ogni elemento che rimarrà impresso in modo indelebile per tutto il corso della nostra vita. Ho cercato di descrivere la delicata sensazione che si avverte quando si vivono i propri luoghi come una porzione del nostro io, come una tangibile descrizione del nostro percorso di crescita. La tecnica dell'autoscatto mi ha dato la possibilità di interagire con i miei oggetti, con il mio vissuto, con le atmosfere domestiche in cui amo vivere, rendendo inutile al racconto, ogni altra presenza che non appartenesse a questo quadro autobiografico. La grande difficoltà è stata quella di lavorare come un reporter fra gli ambienti che amo e che più mi rappresentano, ma che sopratutto, sono abituata a vivere e vedere in ogni momento, fino a leggerli, talvolta, senza curiosità. Credo che la curiosità migliori le persone e che il desiderio di appartenere al proprio passato, sia un enorme privilegio per chi ha voglia di inseguirlo. Matilde Montanari Sara Munari, "Appunti muti dalla soffitta" | | Torna indietro
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