Mario Cresci
(Chiavari 1942), fotografo, artista e visual designer. Dal 1963 al 1966 compie gli studi al Corso superiore di Industrial Design di Venezia. Negli anni Sessanta è tra gli autori che conducono le prime sperimentazioni fotografiche in Italia. Inizia le sue esperienze a Venezia al Corso Superiore di Industrial Design, si sposta negli anni Settanta in Basilicata, muovendosi quindi tra Milano, Roma e Parigi. Dal 1974 partecipa ad alcune edizioni della Biennale di Venezia e alle principali esposizioni di fotografia in Italia e all’estero. Nel 1975 alcune sue opere vengono acquisite dal Museum of Modern Art di New York. Dalla fine degli anni Settanta inizia ad occuparsi di didattica che intenderà sempre come momento ineludibile e integrato al percorso artistico personale. In particolare ha insegnato all’Ecole d’Arts Appliqués di Vevey (Losanna), alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Parma e dal 1991 al 2000 ha diretto l’Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo. Nel 2004 la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino ha dedicato al suo lavoro artistico una mostra antologica. Ha organizzato numerose iniziative culturali nell’ambito del rapporto tra arte contemporanea e fotografia tra le quali: “Arte e Impresa”, “Accademie in Europa”, “Clorofilla” e ad Arles la “Rassegna della giovane fotografia in Italia”. Autore di saggi sulla fotografia e la comunicazione visiva, ha collaborato all’inserto domenicale del “Il Sole 24 ore”. Attualmente è docente all’Accademia di Brera, alla Naba (Nuova Accademia di Belle Arti di Milano e all’ISIA di Urbino. Ogni anno tiene dei seminari di studio al Politecnico di Milano e all’Orientale di Napoli. E’ responsabile dei nuovi workshop di fotografia Naba-Forma a Milano e ha avviato con Francesco Monico il primo master in Italia di “Fotografia e Visual Design” che entrerà in funzione alla Naba nel gennaio del 2007.
Workshop: «Vedere con naturalezza». Per quali ragioni le attitudini creative che ogni persona porta dentro di sé sin dalla nascita vengono poi disperse nel corso della vita come se non fossero mai esistite? Perché i disegni dei bambini, che attraverso la naturalezza delle forme e dei colori esprimono visivamente quel mondo immaginario che è anche visualizzazione della scoperta di se stessi, perdono velocemente la loro carica di spontaneità proprio durante gli anni dell’apprendimento nella scuola? Quali sono i motivi per cui si insegna a leggere e a scrivere per acquisire la conoscenza delle cose senza valutare l’importanza del vedere e del sentire come se fossero due sensorialità scontate o comunque inadeguate per lo sviluppo del pensiero e della parola? E’ proprio così vero che artisti si nasce e che tutti gli altri, essendone esclusi, lo ritengano un fatto naturale senza porsi le ragioni di questa linea di separazione così rigida? Forse in parte queste capacità non appartengono solo alla schiera degli artisti conclamati ma anche alle persone normali che comunicano tra loro con le emozioni e le regole espressive acquisite, nel tempo, emozioni e regole che sono i fondamenti del vivere. Un artista come Bruno Munari vedeva nella naturalezza creativa dei bambini una fonte inesauribile per le sue ricerche spesso realizzate anche con il loro contributo. In questo senso il workshop di fotografia ha come obiettivo l’accompagnare i partecipanti in un breve ma intenso percorso introspettivo in cui l’uso del mezzo tecnico, analogico o digitale che esso sia, conviva con il piacere di un recupero della naturalezza, svincolata da dogmi e pregiudizi sulla fotografia, preposta per l’acquisizione di una diversa attenzione per tutto ciò che nel mondo reale passa “inosservato”, quasi fosse un mondo immaginario in parallelo. Ogni partecipante svilupperà un tema individuale che farà parte di un racconto fotografico costituito dall’insieme delle immagini realizzate dagli altri partecipanti. Un lavoro prima personale e poi collettivo che sarà stampato e proiettato al pubblico nel giorno di chiusura del workshop.
Mario Cresci